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il tema è proprio scottante. Soprattutto a fronte dei problemi economici che si riscontrano nelle numerose PMI italiane.
E' un periodo di cambiamenti dove sicuramente articoli come questi rilevano i nuovi punti forza del Sistema Marketing Advertising del futuro.
Sono contento di questo convergere di qualità di contenuti e qualità social e ne sono pienamente d'accordo e a favore ... anzi mi sto già concentrando su questi aspetti per il mio magazine.
Ottimo lavoro ragazzi come sempre!
Daniel - GenitronSviluppo.com
ti ringrazio molto per il tuo apprezzamento dell'articolo.
Quello che mi piacerebbe condividere è che mi accorgo di come molti parlino
di questi nuovi modi di pensare la pubblicità, continuando a pensare (senza
dirlo) all'advertising tradizionale, allo spot in prima serata, al fatto che
l'importante è riuscire a comprare le "eyeballs".
Per assurdo, proprio chi si dice più innovativo nel campo della pubblicità
in rete, continua a ragionare in quest'ottica.
Ma quanto vale per te il consiglio di un amico? Per me tantissimo; molto più
di mille pubblicità.
Ultimamente ho dovuto comprare in fretta e furia un notebook, e la cosa che
mi ha colpito di più è che ho sentito subito il bisogno di Twitterare
chiedendo consiglio al mio social network. Prima di visitare qualsiasi
online shop di computer.
In dema di Direct Advertiser (cioè di quelli che vendono un prodotto e
vogliono fare la pubblicità sul tuo sito), c'è una cosa che ho visto fare a
Robin Good e a nessun altro, e voglio condividerla con te perché mi ha fatto
molto riflettere. Mettiamo che il produttore di un software lo chiama e gli
chiede di fare una review del suo prodotto offrendogli dei soldi in cambio.
In questa situazione Robin ha due tipi di reazioni:
1) Prova il software e gli piace perché lo giudica veramente utile per i
lettori: in questo caso fa la review gratis, perché i contenuti non possono
essere "venduti", pena la perdita totale della credibilità
2) Prova il software e non gli piace: in questo caso si offre di dare
gratuitamente consigli al produttore del software per migliorarlo e renderlo
vicino alle esigenze delle persone..
Cosa ci guadagna? Credibilità, sia con i lettori che con il produttore di
software, che sa di trovarsi davanti ad un interlocutore valido e non
semplicemente ad un cartellone sul quale appiccicare la propria pubblicità.
Solo quando si costruisce un duplice rapporto di fiducia con gli advertiser
e con i lettori, c'è un terreno fertile sul quale poter lavorare
all'ideazione di campagne pubblicitarie che siano vantaggiose per tutti e
che non freghino nessuno.
Che cosa ne pensi?
A presto,
Giulio Gaudiano
allora l'argomento pare interessante e vorrei puntare sempre più al concreto.
Io partirei da una condicio sine qua non irrinunciabile da parte dei publisher: la loro etica. In questo caso agendo secondo un certo metodo la metodologia come quella di Robin è perfetta, ma bisogna distinguere. O meglio la distinzione forse la impone la nicchia di riferimento.
La credibilità che si guadagna Robin viene giustamente ripagata e può essere inquadrata in una perfetta ottica di marketing d'avanguardia, il creare "valore" in base alla credibilità che si diffonde però è operabile e applicabile solo dopo una determinata esperienza. In più aggiungerei "operabile e applicabile in determinate nicchie" di appartenenza del proprio publishing ed il settore informatico sicuramente è uno di quelli che si presta ottimamente a questo metodo.
Partendo poi da questo tuo " Anche se da un giorno all'altro AdSense non riuscirà più a supportare così bene, dal punto di vista economico, chi pubblica online, i contenuti di valore continueranno ad attirare l'attenzione, senza bisogno di trucchi. Sarà così che nasceranno altre forme di monetizzazione e di pubblicità, (forse) migliori di quelle che esistono oggi." Proprio da questo rifletterei, personalmente ritengo AdSense già non è più in grado di supportare chi pubblica on line per diverse nicchie.
Quindi concludo su questo immaginando un rapporto adv > editore > lettore più organico e qualitativo centrato sui rapporti creati grazie ai social, sulla "testazione" di prodotti fatta dagli editori in modo etico (come Robin per intendersi), su di un'interazione continua fra editore > adv.
E qui vorrei arrivare alla mia personale esperienza secondo la quale: in principio esiste l'etica, in cui i test promossi da Robin sono già parte organica ma di un sistema adv più complesso e vasto. Ho avuto un ottimo esempio: una cliente (un magazine cartaceo di ottica di lusso tedesco) della nostra agenzia pubblicitaria. Grazie a questa esperienza e a contatto con la capo redattrice ho capito e imparato diversi punti e strategie di Adv.
Per i publisher proprio in vista di queste evoluzioni future promosse dal 2.0, dalla sempre più crescente obbligatorietà di qualità dei contenuti, l'adv deve essere un'espressione complessa, frutto di questo interagire fra i vari protagonisti adv > editore > lettore. Forse ne risulterà un prodotto da questo interagire. A questo punto la qualità che ne può nascere sarà veramente potente.
Ma vorrei affrontare anche un altro punto il ruolo-importanza del publisher e il suo potere di evangelist, il potere "di saper consigliare" e qui un'etica deve necessariamente farsi strada (almeno lo spero). Nel mio caso con GenitronSviluppo.com ci troviamo continuamente di fronte a questi fattori. Il famoso "filtro news" ogni editore lo applica a sè, è qui la vera etica. Un esempio concreto? Noi ogni giorno ci troviamo di fronte a 10 news diverse e sappiamo che sono stati lanciati per esempio 10 prodotti di design "sostenibile" diversi, la conoscenza e l'esperienza ci farà scegliere quelli (prima di tutto) realmente sostenibili poi quelli che avranno una reale impatto nel mondo. Stesso identico metodo lo applichiamo alle nuove idee.
Spero sia tutto.
Scusate l'eccessivo "calderone di idee e parole"!
A presto
Daniel - GenitronSviluppo.com
l'advertising visto come espansione dei contenuti è una cosa in cui credo molto anche io,ti volevo chiedere però che opinione ti sei fatto o ti stati facendo del social media advertising.
Ieri ho letto un articolo non mi ricordo più dove in cui l'autore puntava l'attenzione sul fatto che sommando il numero di utenti che ogni giorno "cazzeggiano" sui vari facebook,bebo,myspace si arriva a 250.000.000 di utenti che sono più del doppio degli spettatori del superbowl americano che arriva a 100.000.000 telespettatori.
Darren Rowse la settimana scorsa indicava l'advertising su stumbleupon e facebook come uno strumento di promozione del proprio blog.
Sempre a proposito di advertising,la recentissima dichiarazione di yahoo di voler integrare il web semantico nei risultati delle sue ricerche rischia di penalizzare i siti al cui interno sono contenuti degli ads (tipo adsense) poichè fornendo il risultato direttamente in serp l'utente non entrerebbe più nel sito e implicitamente non vedendo più advertising non cliccherebbe più sulla pubblicità.
Vedi un qualche tipo di rischio per voi publisher in quest'evoluzione nel search?
Ammazza sto commento è da incornicià,so proprio bravo!
Saluti
Frederick
hai ragione: proprio un bel commento il tuo! e proprio un bella domanda...
Sula Social Media Advertising ti posso dire che, da quando ho pubblicato su Master New Media l'articolo di John Blossom intitolato "Social Marketing: Facebook Lancia Nuove Opportunità Di Pubblicità Online Con Social Ads E Company Pages" ( http://tinyurl.com/3amcn9 ), sto cercando di farmi un'idea di come funzionano.
Il fatto resta secondo me che finché chi vuole fare pubblicità va in cerca di posti dove c'è tanta gente per fargli vedere il suo banner o comunicargli il proprio messaggio, restiamo sempre nel paradigma di quello che va al mercato, sale su un sedia e si mette a strillare "Vengano Signore, vengano! Che belle come ce l'ho io, le banane, non ce l'ha nessuno".
Qua si tratta di passare dalla pubblicità strillata a quella sussurrata.
Il discorso del social, che ora va tanto di moda, funziona se metti al centro i rapporti di fiducia che ci sono tra le persone e non se quello che ti interessa è fare i grandi numeri, senza badare se ci sono solo "cazzaggiatori" o persone che stanno cercando qualcosa.
Se metti al centro quello che le persone pensano dei prodotti, e non il modo con cui chi vende si può infilare nella testa della gente, passano in secondo piano anche i problemi più legati agli aspetti "tecnici" delle pubblicità.
AdSense è uno strumento eccezionale perché da una grandissima libertà ai piccoli blogger; una libertà che fino a ieri era impensabile. Ma quello che conta veramente è il valore dei contenuti e non l'abilità della pubblicità nell'attirare i click delle persone.
Anche se da un giorno all'altro AdSense non riuscirà più a supportare così bene, dal punto di vista economico, chi pubblica online, i contenuti di valore continueranno ad attirare l'attenzione, senza bisogno di trucchi. Sarà così che nasceranno altre forme di monetizzazione e di pubblicità, (forse) migliori di quelle che esistono oggi.
Ti ho annoiato? :-)
Ciao
Giulio
Con la mia replica prendo 2 piccioni con una fava:
1)rispondo al tuo commento con una citazione di un articolo che ho trovato linkato proprio da voi
quale tempo fa
2)ti rispondo usando un tool che non avevo mai provato Awesome Highliter
http://awurl.com/vswudh19967
Con social media advertising intendo proprio questo
Saluti
Frederick
Ciao